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NEUROENDOSCOPIC-ANATOMY  

PATHOLOGICAL VARIATIONS

VENTRICOLO LATERALE
TERZO VENTRICOLO
VARIANTI PATOLOGICHE
RECESSUS TRIANGULARIS
 

La nomenclatura anatomica indispensabile per eseguire correttamente la terzoventricolostomia endoscopica

VENTRICOLI LATERALI 

PIER LUIGI LONGATTI

  APERTA IL XV-V-MM

Una accurata conoscenza della nomenclatura anatomica dei ventricoli laterali e del terzo ventricolo  è assolutamente  necessaria prima di  iniziare una esperienza con la neuroendoscopia. Il punto da discutere potrebbe essere quale deve essere l'approfondimento di tale conoscenza.....Mediamente nei ventricoli laterali e nel terzo  i neurochirurghi sanno identificare da quindici a venti strutture  rispetto alle 73  dimostrate dagli anatomici....

Nella pratica endoscopica a  mio parere si può navigare con una discreta sicurezza  conoscendo topograficamente 30 strutture.

In questa pagina cercherò di portare il mio modesto contributo su come memorizzare queste strutture sia nei preparati anatomici che nelle foto endoscopiche.

 

Lo studio anatomico è condotto su questo preparato in cui  si è riscontrata all'autopsia  una soddisfacente  dilatazione ventricolare. 

Ringrazio la dott.ssa Caterina Giannini del nostro Istituto di Anatomia Patologica per  il suo importante contributo in questo studio. Ma un ringraziamento  particolare desidero riservarlo al Prof Meneghelli e alla memoria del Prof Bucciante miei Docenti di Anatomia nel1967-68  


  
 
c.c. corpus callosum  
col.forn. colummna fornicis
te.for. taenia fornicis
cr.for. crus-crura fornicis
f.m. foramen Monroi 
s.circularis sulcus circularis
s.opt. sulcus opto-striatus
spl.c.c. splenium coroporis callosi
n.lent nucleuslenticularis

    Nella esecuzione di una terzoventricolostomia  il ventricolo laterale è la prima  camera che si incontra. Le strutture in esso contenute  sono tipicamente orientate in senso  postero-anteriore. Quindi  possono essere viste come strisce  disposte in ordine  sagittale una accanto all'altra. Cominciando dalla parete laterale del ventricolo  potremo osservare innanzitutto  la testa e il corpo del nucleo caudato.

Per la verità  tale nucleo nella pratica endoscopica è notato  raramente  sia per  la sua dimensione  e  larga curvatura  (l'endoscopio non concede notoriamente profondità di campo), sia perché la traiettoria dell'endoscopio  è orientata medialmente verso il Monro e non lateralmente verso il caudato... Al  contrario, il talamo e il solco optostriato  ricoperto dalla  lamina cornea è spesso visibile appena si cade nel ventricolo laterale...

Negli idrocefali inveterati  la lamina cornea si atrofizza e scompare  dimostrando la sottostante  e importantissima vena terminale,  chiamata più spesso e impropriamente vena talamo striata.  Dico impropriamente perché  essa è sì la vena terminale di caudato e talamo, ma specialmente, della capsula interna. La sua  obliterazione  notoriamente causa  un infarcimento di questa ultima struttura con  emiplegia... La vena talamostriata  ricoperta di solito dalla lamina cornea  diventa visibile  pochi millimetri prima di guadagnare il forame di Monro insieme con i plessi .

Il forame di Monro visto dall'alto (vedi figura sottostante) è costituito dalla colonna del fornice, dal tubercolo talamico, dai plessi coroidei  dalla vena talamostriata 

altra immagine del   caso precedente

 

  

A  sinistra la linea rossa indica l'inserzione del setto pellucido , quella gialla invece, l'andamento delle due colonne del fornice nel punto in cui, divergendo a Y, formano lateralmente i due forami di monro.

     

Due terzi della superficie dorsale del talamo  è  ricoperta dalla lamina adfixa thalami, lamina che come dice la denominazione  è intimamente legata al talamo. Alla lamina adfixa, e quindi al talamo, sono fissati i plessi coroidei tramite fibrille tenaci  o tenie coroidee....Gli stessi plessi  sono legati con la taenia fornicis appunto al fornice  il quale quindi, assieme ai plessi, è ben ancorato al pavimento talamico del ventricolo laterale.

Invece  il corpo calloso non ha un simile ancoraggio, la struttura che lo tiene legato in basso ai fornici, cioè il setto pellucido, non ha resistenza meccanica. Ciò spiega perché  negli idrocefali inveterati notiamo sempre che il corpo calloso è tirato in alto dalla dilatazione, mentre plessi e fornici  restano al loro posto sul talamo....

Le strutture già sopra menzionate e cioè il caudato, il solco optostriato con relativa vena talamostriata e i plessi  sono quindi orientati  sagittalmente  e  convergono anteriormente rastremandosi nel foramen Monroi.....Seguendo tali markers anatomici quindi  si arriva al Monro e al terzo senza pericolo di perdersi.

Ci sono due idee preconcette che i neurochirurghi talora si portano dietro dagli studi di anatomia, il primo  è che il Monro sia situato più anteriormente di quanto non sia....il secondo  errore è considerare il pavimento del ventricolo laterale come un piano appiattito. Nulla di più inesatto, dobbiamo pensare  piuttosto ad un colle scosceso, che è il talamo, con due pendii anteriore verso il corno frontale e posteriore verso il corno occipitale. Di fatto quando navighiamo con l'endoscopio nel ventricolo laterale la prima struttura che  notiamo  è proprio la sommità del talamo:  su tale sommità d'altronde troviamo le strutture che ci guideranno verso il Monro. 

In conclusione  risulta dimostrato che le 4 maggiori strutture del ventricolo laterale sono disposte postero-anteriormente  e ci guidano  al forame di Monro.

 

TERZO VENTRICOLO

VARIANTI PATOLOGICHE ENDOSCOPICHE