DIVISIONE CLINICIZZATA DI NEUROCHIRURGIA
 TREVISO
Dir. Prof. A.Carteri


I NEURONAVIGATORI PER L'ENDOSCOPIA

PL. Longatti, R. Zanata, A. Carteri
Clin. Dept. of Neurosurgery - Treviso Hospital - Treviso Italy

Siamo ovviamente tutti d'accordo che gran parte delle procedure endoscopiche sono fattibili se si conosce accuratamente l'anatomia dei ventricoli e ci si basa sui classici reperi cranici.

Anche nella nostra esperienza la maggior parte delle ventriculostomie del terzo sono eseguite a mano libera in meno di 20 min..

Oggi vi è un grande interesse per la guida dei cosiddetti digitalizzatori (braccio, diodi, acustico,magnetico, ecc.); strumenti cioè in grado di orientare e direzionare strumenti e di localizzare strutture.

Perdersi in endoscopia pare essere un evento raro ma giustamente temuto, l'endoscopio permette di vedere quello che vede; un ostacolo (membrane settazioni, coccia di tumore, ecc.) presenta spesso l'incognita del "beyond" e siccome una delle manovre più frequenti è quella della esecuzione di fenestrazione (modo diverso per dire lacerazione, danno, ecc.) è necessario che bisogna essere assolutamente sicuri di fenestrare il setto pellucido o la parete di una cisti anzichè la capsula interna o le strutture forniciali.

Naturalmente se poi si eseguono procedure endoscopiche di maggior impegno (cisti tumorali, emorragie parenchimali, ecc.) l'alea dell'orientamento ha il suo peso.

Il fatto che nei meeting si enfatizzi l'uso dei digitalizzatori come forma più aggiornata della classica stereotassia ha naturalmente un risvolto commerciale che non va trascurato.

Distinguerei diversi gradi di utilizzo di questi strumenti guidati dal neuroimaging:

1) Indicazione generale: ottimizzazione delle traiettorie prescelte. I neuronavigatori sono dei formidabili formulatori e pianificatori di traiettorie, negli interventi più semplici come la ventriculostomia del terzo il segmento è definito da due punti: il forame di Monro e l'area da defenestrare 3 mm anteriormente ai corpi mammillari. Se così è, noi non siamo in grado di conoscere a priori quale punto del cranio è intersecao da questo segmento-traiettoria.

Ci si può basare sul repere classico (punto di Koch), ma anche così il problema della traiettoria è cruciale. Secondo Haase il 15% delle cannulazioni del corno frontale e il 35% di quello occipitale richiedono più di un tentativo.

Se usiamo strumenti di 4-5 mm dobbiamo essere consapevoli del danno che possiamo provocare per tentativi ripetuti o per traiettorie non adeguate.

La scelta della traiettoria è poi subordinata a ciò che si deve fare. Per esempio il punto di Koch non va più bene se si deve aspirare o trattare una cisti colloide.

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Aggiornato il: 01 settembre 2000